L’EMOZIONE DEL TEATRO SI UNISCE ALLA POESIA DELL’OTTOCENTO IN UN MELODRAMMA DOVE AMORE E GUERRA ATTRAVERSERANNO LA STORIA DELLE ORIGINI DEL REGNO D’ITALIA
NEL TURBINE DELLA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA
Atto Unico di R.M. e Stefano Paiusco
Musiche: Maurizio Fabrizio, Angelo Branduardi, Giuseppe Verdi, Enzo Favata.
Poesie, estratti: Milite ignoto austriaco, Alessandro Manzoni (Adelchi), Dante (Paolo e Francesca), Giacomo Leopardi (L’infinito).
Intro
[MUSICA N.01: VA' PENSIERO - (di Giuseppe Verdi, estratto dal "Coro degli schiavi")]
[Ascoltare Va' Pensiero fino alla fine...]
Nell’Ottocento, secolo del romanticismo, specialmente in Italia si diffuse la forma d’Arte del Melodramma che prevedeva storie molto intricate di passione e guerra che venivano poi spesso messe in musica dai grandi compositori attraverso la forma sublime dell’Opera.
Per raccontare gli avvenimenti che videro Calmasino nel turbine della Prima Guerra di Indipendenza, abbiamo voluto rendere omaggio proprio a quel genere che ha dato così tanto lustro all’Italia.
Forse alcune delle vicende che sentirete oggi sono solo verosimili e non totalmente reali, ma il combattimento di Calmasino, intorno al quale le vicende si sono svolte, vi darà l’impressione che quanto racconteremo non sarà poi così lontano nel tempo e nello spazio.
Ordunque maestro, musica.
[MUSICA N.02 (TEMA "CALMASINO")]
Maggio 1878
“Calmasino, È quel tuo cielo che cattura il lago fino ad illuderlo di poter toccare la tua altura a rendere questo luogo così bello.
Il clima temperato delle colline rasserena anche gli animi in tempesta.
I cipressi e gli ulivi alternandosi ai filari di uva fanno sentire il trapasso delle stagioni un po’ meno cruento…
Seduto su uno spuntone di roccia, accanto al “ Roaron ”, la più vecchia quercia del paese, poco sotto la residenza paterna, Giacomo ricorda i racconti che riempivano la sua immaginazione, quando ancora bambino correva dalla cara Cila, la sua balia, a sentire le storie della Prima Guerra di Indipendenza che, per diversi anni, aveva avuto uno dei palcoscenici principali nelle zone tra il fiume Mincio, il Lago di Garda e Verona.
(SFUMA LA MUSICA)
Ma oggi è un giorno triste, perchè la Cila non sta bene, è molto anziana ormai e il dottore che la assiste al capezzale ha detto: … “forse non passerà la notte…”
“Giacomo! Corri! La Cila… è…”
E subito si precipita da lei.
“Cila, mia cara!?!”
“Giacomino, buteleto mio… la Cila stasera la va a riposarse finalmente.”
“Dottore, presto!”
“No, Dottor, el me lasa solo col me Giacomino, solo questo ghe domando.”
Il dottore esce dalla stanza e la Cila, con un filo di voce, si rivolge al suo Giacomo, quel bambino che ha visto nascere e che ora, a vent’anni, è oramai diventato un uomo.
“Giacomino, mi perdonerai, mi accoglierà il Signore se vorrà, ma devo dirti una cosa molto importante. Mi pesa troppo portarmi in cielo questa storia senza raccontartela almeno una volta, fino in fondo. Sono debole, qualche ricordo potrebbe essere poco chiaro, ma ho tutto quanto impresso bene nella memoria e, anche se, forse, tua madre non sarebbe stata d’accordo, credo che le mie parole saranno importanti per te.”
Giacomo non capisce.
“Di cosa stai parlando Cila? Cosa c’entra mia Mamma? Ma quale storia ti stai sforzando di raccontarmi? …”
E la Cila inizia il suo racconto…
“Enrichetta promessa sposa”
[MUSICA N.03 (TEMA MUSICALE "IL RACCONTO DELLA CILA")]
Gli dice che nel 1831 i suoi nonni materni, che possedevano molte proprietà a Calmasino, erano una coppia già avanti con gli anni quando nel mese di settembre, nacque sua madre: Enrichetta. Per anni avevano cercato, senza riuscirci, di avere eredi e finalmente la loro gioia più grande era una piccola creatura con gli occhi azzurri e i capelli neri.
Dopo l’insperato evento della nascita di Enrichetta, i suoi genitori avevano iniziato ad essere iperprotettivi con lei, ma fu subito chiaro che, fin dai primi anni di vita, Enrichetta aveva un caratterino… Era impossibile tenerla buona, impensabile che facesse ciò che non voleva fare.
Eh sì, fin da piccola, era già una donnina.
Sua madre la crebbe leggendole sempre le poesie più belle, le storie più romantiche ed Enrichetta già a sedici anni era pronta a diventare una donna molto affascinante.
Suo padre, Nello, sembrerà strano, aveva un caratteraccio!!!
“Forse tu non l’hai neppure mai notato, dato che con te è sempre stato un angelo.”
La Cila abbozza un leggero sorriso, tossisce e prosegue il suo racconto.
Dice che Enrichetta cresceva bellissima e solare, le piaceva leggere i poeti italiani, soprattutto Giacomo Leopardi.
“Probabilmente fu proprio per la sua passione nei confronti del grande poeta di Recanati che qualche anno dopo, quando sei nato tu, decise di chiamarti: “Giacomo”. Sai, la sua poesia preferita era “L’Infinito”… la conosceva a memoria, come del resto oggi la conosci tu e proprio per questo motivo che, quando eri bambino te la recitavo sempre, era un modo per farti sentire tua madre “vicina”.
La Cila è molto stanca, provata dalla malattia e dalle fatiche di una vita, ma non vuole cedere, così … continua la sua storia.
Gli racconta che per una famiglia benestante avere una figlia che invece di voler studiare dalle suore, amava stare a parlare con chi lavorava nella tenuta, per capire i segreti del vino, delle colture e delle piante, era molto difficile da accettare e così era sempre in lotta, su ogni cosa, con sua madre e suo padre. Ma Enrichetta sapeva quello che voleva e non era facile metterla in difficoltà, neppure per un uomo di grande esperienza come suo padre, Nello.
Decisero di mandarla in collegio a Verona, ma d’estate tornava a Calmasino. In quei mesi caldi, quando stava a casa, riprendeva il suo entusiasmo per la vita, per le cose belle, per l’Arte. Le piaceva fare lunghe passeggiate sulle colline intorno a Calmasino e a 16 anni aveva conosciuto el Tullio, el Cesco, la Maria Antonietta e quella era diventata la sua compagnia estiva.
Giacomo non perde nemmeno una virgola di quello che la Cila sta dicendo. Le si avvicina e le asciuga la fronte con un fazzoletto.
“Sai, Giacomino, per una famiglia nobile… la prima preoccupazione è quella di pensare al futuro della propria figlia e così… già nell’estate successiva del 1847 tuo nonno Nello la aveva promessa a tuo padre Rinaldo, di 10 anni più vecchio di lei. È sempre stato un gentiluomo tuo padre, allora come oggi, un uomo di grande cultura, appassionato d’arte anch’egli, figlio dei Conti Rizzardi di Bardolino. Tua madre sapeva benissimo che non si poteva discutere una promessa di matrimonio e sapeva anche che le signorine della sua età e della sua condizione familiare, trovano poi, con il tempo, il modo di innamorarsi dell’uomo al quale sono promesse” (SFUMARE MUSICA)
“Enrichetta e Tullio”
Spesso, però, nella storia accade che i percorsi di vita degli uomini e delle donne non siano lineari, semplici, perfetti.
Enrichetta e Tullio.
[MUSICA N.04 (tema musicale "TULLIO ED ENRICHETTA")]
Hanno corso a lungo, insieme, sotto i cipressi del colle dietro casa, finchè ad un certo punto, esausti cadono a terra con gli occhi spalancati verso il cielo.
T: “Enrichetta, se mio padre mi vedesse qui con te mi tirerebbe il collo!”
E: “Non dirlo a me Tullio. Ho sentito i miei parlare di nascosto: sembra che abbiano già deciso di darmi in sposa ad uno dei conti di Bardolino, ma io non voglio stare con chi non conosco… Lo sai… alle ragazze di nobili natali tocca crescere in fretta…”
T: “Uffa!!! che noiosa etichetta quella dei nobili!”
E sotto il Roaron, pronti a giurarsi eterno amore, i due innamorati di Calmasino sognano.
E: “Tullio, andiamo a fare il bagno nella Bisavola?” [ndr. La Bisavola è un piccolo torrente che scorre nel territorio di Calmasino]
T: “Ma tu sei matta? Non abbiamo nulla con cui asciugarci!”
E: “C’è un sole tiepido, non avrai paura?”
T: “L’altra mattina all’alba camminando nei campi dietro il Colle dei Cipressi ho visto una lepre, dovevi vederla come saltava.
Poche parole, un sorriso, gli occhi che si cercano per una frazione di secondo e poi, come per incanto, le bocche si avvicinano e labbra frementi cercano labbra frementi e braccia smaniose stringono braccia smaniose e corpi accaldati si sfiorano… Poche parole, molte parole, sussurrate a fior di labbra e respiri affannosi, un istante… È l’Amore…
Ma una storia d’amore, per quanto bella sia, non fa la storia…
(SFUMARE MUSICA)
“Il desiderio di libertà”
Nei primi mesi del 1848 si susseguono una serie di avvenimenti cruciali per la storia del regno Lombardo-Veneto e poi per l’Italia intera. Il 23 marzo 1848 fu Carlo Alberto a dichiarare guerra all’Austria con lo scopo di porsi alla testa del movimento nazionale italiano. Immediata fu l’adesione di numerosi volontari provenienti dalle Università di Siena e Pisa e l’invio di truppe da parte di Ferdinando II Re delle Due Sicilie e da parte del Pontefice Pio IX. Passato il Ticino, l’esercito piemontese, comandato dai generali Carnera di Salasco, Franzini e Bava, si attestò sul Mincio, tra Peschiera e Mantova, per poi oltrepassarlo, creando un fronte tra Garda e Villafranca.
Anche in Austria le voci di dissenso alla politica che aveva deciso di soffocare le ribellioni nel sangue non si fece attendere:
Il 2 aprile la “Wiener Zeitung” scriveva che “…la guerra in Lombardia era in realtà intesa unicamente a soggiogare un popolo libero e che era mille volte più dannosa per l’Austria dell’eventuale perdita delle province italiane…”
Il 3 aprile il giornale radicale “Costituzione”, in un articolo intitolato “Osterreich und Italien”, diceva che “…era stata la politica imperiale a provocare il “triste fatto” del conflitto tra italiani ed austriaci…”
Il 21 aprile lo stesso giornale pubblicava una poesia. Si intitolava: “Poesia di un disertore del corpo dei volontari contro l’Italia”:
“No, non la vogliamo
Quella libera terra italiana…
Non vogliamo macchiare il nostro onore
Nè guastare il sangue italiano
…
L’onesto popolo del Po
Ha ogni diritto alla sua libertà.
Le loro vite splendono di felicità
Nelle loro case tutte piene di gioia.
Cosa importano le dispute dei Principi
Nella nostra terra tedesca?
Non vogliamo calpestare
Le libere terre italiane.
Fin quando le nevi delle Alpi
Domineranno su questa bella terra,
fin quando fluirà il rapido Po
al mare su sabbia italiana,
fin quando il sangue tedesco
sarà vivo nei nostri petti,
fin quando un simile caldo fiotto
batterà nei petti italiani, fino ad allora il passo delle alpi
tratterrà ogni truppa nemica,
anche se l’odio degli uomini rinfocola la guerra.”
“Tullio e Cesco”
Essere cresciuti a qualche centinaia di metri l’uno dall’altro, vedersi ogni giorno da ragazzini, fare le stesse corse, disubbidire allo stesso modo: impossibile non diventare amici per la pelle. Non dirsi mai che ci si vuole bene, stuzzicarsi sulle debolezze l’uno dell’altro, darsi una pacca sul “coppin” per sottolineare una sciocchezza appena detta… “Che c’è di più straordinario di un’amicizia nata in un paese piccolo, dove i sogni sembrano essere ogni giorno più grandi delle effettive possibilità che sono concesse per realizzarli?”
Tullio e Cesco.
[MUSICA N.05 (TULLIO E CESCO)]
T: “Nianca Omo Cesco se no te salte la Bisavola?”
C: “Tullio malcagà, possibile che te gh’abbie sempre da sfidarme? E va ben! TOH, salto!!!”
E come sempre a “saltar i fossi par el longo” se ghe riese da zoini…
[SPLASH!]
T: “Cesco ormai è un anno che ho parlato con la Enrichetta”
C: “Sa gheto dito? Ciao Enrichetta”
T: “Dai, non sta a far el musso [=consulta il dizionario di Calmasino per sapere cos'è il musso] te sè che la m’ha cavà el coraio…”
C: “Si Tullio, fffff ormai lo sà anca tutte le piere e le soche[=consulta il dizionario di Calmasino per sapere cosa sono le Soche], non solo de Calmasin, ma anca de la Valpolesela ma te savevi anca tì, che una nobile cos’è, l’è promessa sposa già da buteleta.”
T: “El so Cesco, ma l’era na roba mai sentia, quela che gh’avea adosso, da quando ela la m’ha dito che ghe piasùa la me storiela.”
C: “Ma gh’eto recità la “NINNANANNA DE’ CALMASIN?”
T: “Si Cesco… E l’è sta proprio quella che la g’ha cavà el cor. Ogni tanto mi chiedo come sia possibile che una ragazza “studiata“, ricca, così appassionata di cultura si sia potuta innamorare di me che sono in fondo… solo un contadino”.
C: “Eh baucco[=consulta il dizionario di Calmasino per sapere cosa significa baucco]… no te sè cossa i dise i veci a proposito de l’amor: che l’è come el vento che vien so dal Baldo, quando el soffia el mette i sgrisoli[=consulta il dizionario di Calmasino per sapere cosa significa sgrisoli] a tutto, nol varda mia nè bestie, nè omeni, ricchi o poareti….”
T: “La sarà così: quando che el riva, bisogna sentirlo dentro come el vento del baldo. Anca se a volte el te engiassa ancora de pì.”
(SFUMARE MUSICA)
Ma una storia d’amicizia, per quanto bella sia, non fa la storia…
Già, la storia… Dove eravamo rimasti? Parlavamo degli austriaci e del vento di libertà che stava cominciando a soffiare nei territori occupati.
Radetsky non era certo uomo da farsi intimidire nè dai fatti italiani nè da qualche attacco sporadico alle strategie imperiali austriache. Si adoperò immediatamente per fortificare le linee difensive del quadrilatero, il piano era che entro l’estate il confine austriaco-piemontese fosse ristabilito. Non era comunque tutto così facile a farsi, le truppe di Carlo Alberto, molto motivate e supportate da volontari provenienti da ogni parte d’Italia trovarono ancora vari episodi vittoriosi nei mesi di primavera.
Conquistato Pastrengo il 30 aprile, Radetsky interruppe le operazioni prima di spingersi fino all’Adige.
E i territori di Calmasino divennero luoghi nei quali le truppe di Carlo Alberto si posizionarono per preparare le mosse successive.
Ma facciamo un passo indietro. Dove eravamo rimasti?
Ah, già…. Avevamo lasciato Tullio ed Enrichetta a scoprire la dolcezza di un amore acerbo, ma pieno di passione.
“Tullio ed Enrichetta amanti”
[MUSICA N.04 (TULLIO ED ENRICHETTA)]
I due innamorati di Calmasino si trovano ogni giorno di nascosto in fondo al paese ai piedi del “Roaron“ e qui hanno il tempo e la tranquillità di corteggiarsi all’insaputa dei genitori. Il padre di Enrichetta non vuole che si vedano; il padre di Tullio sa che rischia il posto di lavoro e continua a dire a Tullio di rinunciare a Lei.
T: “Enrichetta! Mio padre mi ha pregato di dimenticarti, di lasciarti al tuo destino. So che tu e tuo padre avete continui litigi per causa mia: non vorrei tu soffrissi sai benissimo che essere qui per me è segno di quanto io tenga a te, ma dimmi anche tu, se, davvero, vale la pena affrontare tutto questo. Ti ho mai fatto ascoltare la NINNANANNA DI CALMASINO?”
E: “No, non sapevo che tu componessi…”
Tullio, prende un foglio dalla tasca e con tutta l’ispirazione che solo la donna che si desidera di più al mondo può dare, cominciò a leggere:
“Ho sentito gli alberi scuotere le foglie…
e le foglie muovere gli insetti
e gli insetti saltellando, spaventare gli uccellini e farli scappare dai rami.
Ho visto il sole scaldare le colline e le colline far crescere le viti e i cipressi
e gli alberi dare rifugio agli scoiattoli.
Gli alberi scuotere le foglie, le foglie muovere gli insetti, gli insetti spaventare gli uccellini.
Ho sognato questa pace e ho iniziato a contare gli alberi,
e poi le foglie, gli insetti, e ho continuato a contare gli uccellini e i rami.
Gli alberi scuotere le foglie, le foglie muovere gli insetti, gli insetti spaventare gli uccellini ed io a contare gli alberi, le foglie, gli insetti, gli uccellini, i rami.
Ho sognato questo calore e ho iniziato a contare le colline e le viti,
e poi i cipressi e gli scoiattoli.
Gli alberi scuotere le foglie, le foglie muovere gli insetti, gli insetti spaventare gli uccellini ed io a contare gli alberi, le foglie, gli insetti, gli uccellini, i rami, le colline, le viti, i cipressi, gli scoiattoli.
Ma non ero ancora del tutto sereno poi quando mi sono risvegliato,
tu dormivi sul mio petto e allora ho ricominciato a leggerti la ninnananna di Calmasino
Gli alberi scuotere le foglie, le foglie muovere gli insetti, gli insetti spaventare gli uccellini ed io a contare gli alberi, le foglie, gli insetti, gli uccellini, i rami, le colline, le viti, i cipressi, gli scoiattoli…”
E: “Tullio… È bellissima, ho sentito un brivido, come quando il vento si incanala qui, giù per l’arida schiena del maestoso monte Baldo. Fin da bambina ho sempre avuto un debole per le storie e le poesie che mia madre mi leggeva: già allora sentivo che quello che mi colpiva il cuore e la mente non erano solo le immagini dei Principi e delle Corti Reali, ma le parole, più o meno intense tra le persone, tra madre e figlia, tra amici, tra innamorati.
Amo le emozioni forti Tullio e non so se potrei vivere con l’uomo al quale vuole farmi maritare mio padre: persona seria e colta, nulla da dire, ma troppo serio e poi quella volta che l’ho incontrato non sapeva cosa dire ai miei occhi, come rispondere alle mie battute, dove girare lo sguardo quando io lo sfidavo, impertinente come sono, …tu mi conosci….
Tu invece, la prima volta che ci siamo visti, alcuni anni fa, per caso sotto il portico di casa, con tuo padre che stava portando della legna, mi hai sorriso con gli occhi… Ti rendi conto? Tu hai sorriso a me. Guascone che non sei altro! Ma con che coraggio hai fatto una cosa del genere? Senza chiedermi il permesso, senza dirlo a mio padre o al tuo! Ecco, sono queste cose che fanno palpitare il cuore di una ragazza e poi di una donna. Sorprendere, fare l’esatto contrario di quanto dovuto dall’etichetta. Perchè non c’è amore che non sia una rivoluzione delle proprie abitudini. Perchè non c’è più storia quando gli occhi si incollano per lo stupore di qualcosa che non era prima già dentro l’altra persona, qualcosa, che da quel momento, diventa parte intima e segreta di un cuore infiammato.”
Frasi come spine per gli innamorati che non devono vedersi.
La corona d’alloro che cinge il vero amore non può essere visibile a tutti. In angoli “fora via” del paese dobbiamo incoronare i nostri sospiri con l’ardore dei baci. “Imboscadi” sotto al monte, gli occhi dolci di una donna vorrebbero urlare al mondo che il suo uomo è di fronte a lei. E invece possono solo limitarsi a sussurrare nell’orecchio dell’amato l’ingiustizia delle cose terrene e la decisione di combattere tutto, di poterci riuscire insieme, di non credere che una cosa sbagliata debba essere accettata. E nelle mani che s’incrociano al fresco dell’ombra d’un cipresso, Tullio bacia la bellezza, Tullio bacia la dolcezza, Tullio ama la bellezza e questa bellezza mai vista e conosciuta, così intensa, ha un nome, solo un nome dolce che egli sa essere quello della sua: Enrichetta.
Parole come lame affilate:
T: “Devi dimenticarti che esisto Enrichetta.”
Parole come scudi impenetrabili.
(SFUMARE MUSICA)
E: “Non dire sciocchezze Tullio, io Enrichetta dei marchesi Battisti appartengo a te come questo grappolo d’uva appartiene alla vite che l’ha generata.”
T: “Basta Enrichetta, tuo padre non approverà mai la nostra relazione, non ritirerà mai la promessa di matrimonio ai conti Rizzardi. Tu davvero rischi di perdere tutto, lo capisci… Amore?”
E: “Ma cosa ho mai avuto io veramente? Non cosa ha avuto o cosa ha, il mio nobile cognome, ma io, Enrichetta, come essere umano, ho avuto mai altro, di veramente mio, oltre a te, Tullio? Ho mai potuto stringere tra le braccia uno dei tanti terreni della mia famiglia? Mi hanno mai consolata quando ero affranta queste pur sacre viti che tanto lustro danno al mio casato? No! E nessun uomo o donna, che sappia prima o poi cosa sia la vita vera, potrebbe metterci in croce se, a tutto, a tutto questo, io metto davanti un corpo che è il tuo corpo di uomo, che posso stringere fino a farti sorridere dal male; e a tutto, a tutto questo, io preferisco la tua spalla sinistra, sulla quale la mia testa è a suo agio in attesa delle carezze che mi rigenerano. Nessuno, che abbia il sangue nelle vene e un cuore che batte, potrà chiamarmi ingrata, se, a tutto, a tutto questo lusso, imbalsamato tra le possenti mura della casa di mio padre, io scelgo, e per tutta la vita, una corsa a piedi nudi mano nella mano con te Tullio, a piedi nudi per i campi scoscesi insieme a te, Tullio, anche con le pietre che feriscono, amore mio, Tullio, mio solo amore.”
[MUSICA N.06 (GLI ALBERI SONO ALTI)]
…
Come Paolo e Francesca, che insieme vanno, e paion al vento esser sì leggeri i due ragazzi si stringono in un abbraccio infinito e una leggera brezza li avvolge. Nel cuore straziato di Enrichetta risuonano, come spade che pugnano, quei versi che tanto aveva amato:
“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.”
C’è ancora tempo per uno sguardo.
Occhiate che sibilano come una fredda corrente estiva.
Sguardi come rulli di tamburo che annunciano l’imminente combattimento.
“Il matrimonio di Enrichetta e Rinaldo”
Il matrimonio tra Enrichetta dei Marchesi Battisti e Rinaldo dei Conti Rizzardi viene quindi fissato per il 18 di settembre del 1847 con una grande cerimonia a cui sono invitati nobili e ceto medio-alto della zona ma non solo, molti ospiti dello sposo provengono da Verona, dalla Valpolicella, dalle tenute tra Sirmione e Brescia e altri ancora dai diversi stati e granducati in cui allora era ancora divisa l’Italia.
[MUSICA N.07 (IL MATRIMONIO)]
Tutti i preparativi procedono al meglio e Nello, padre di Enrichetta è felice che le cose vadano come aveva prestabilito.
Tullio invece è triste e confuso al punto che il giorno delle nozze se ne sta da solo, nascosto in mezzo ai filari delle vigne dove suo padre lavora e osserva da lontano i festeggiamenti in onore degli sposi, nel parco della villa dei genitori di Enrichetta.
Le nozze sono meravigliose: Enrichetta è radiosa e balla con il suo sposo Rinaldo. Guardando il viso della sposa, così sereno, nessuno degli invitati potrebbe mai immaginare il peso enorme che ha sul cuore: solo la Cila conosce la fatica della sua decisione. Enrichetta piange. Tutti credono che sia un pianto di gioia, ma la sua mente è altrove e il suo cuore è ancora squarciato dalle ultime parole di Tullio:
“… Devi dimenticarti che esisto, Enrichetta.”
Parole come scudi impenetrabili.
Nella provincia di Verona per qualche giorno non si parlerà d’altro che del matrimonio dell’anno in questo piccolo paradiso sulle colline del Lago di Garda.
(SFUMARE MUSICA)
Ma un matrimonio tra nobili, per quanto bello sia, non fa la storia.
Sono mesi concitati e sull’onda delle rivolte popolari anti-austriache di Milano e Venezia, si segnalarono le prime ribellioni anche nelle nostre campagne affacciate sul Garda e così molti giovani partivano volontari per cercare di liberare i propri territori dal dominio dell’Aquila austriaca: tra questi ci furono il Cesco e il Tullio, amici d’infanzia di Enrichetta che proprio nelle settimane successive, troveranno il modo di dimostrare il loro valore.
Tullio, però è diventato molto serio, quasi scorbutico. Non scherza più con gli amici. Da quando poi ha saputo che Enrichetta aspetta un bambino, la sua vita non ha più senso, sa di averla persa per sempre. Decide appunto di arruolarsi, vuole dimenticarla, se la prende con se stesso per non aver fatto tutto il possibile per tenerla con sè.
Ma un rimpianto, per quanto doloroso che sia, non fa la storia.
Prima del combattimento
[MUSICA N.01: VA PENSIERO]
I campi intorno a Calmasino, dove prima non c’erano case o piazze, erano luoghi perfetti, con il piccolo fiume della Bisavola, per stanziare alcuni battaglioni e il gruppo dei volontari.
E con Peschiera accerchiata dalle truppe di Carlo Alberto si sentiva nell’aria la voglia de no star con le mane in man…
“Va pensiero” di Giuseppe Verdi - Coro degli ebrei – Nabucco testo di Temistocle Solera
Va, pensiero, sull’ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli
ove olezzano tepide e molli
l’aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate.
Oh, mia patria si’ bella e perduta!
Oh, membranza sAi?? cara e fatal!
–
Arpa d’or dei fatidici vati,
perche’ muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t’ispiri il Signore un concento
che ne infonda al patire virtu’!
“Calmasino, è quel tuo cielo che cattura il lago fino ad illuderlo di poter toccare la tua altura, a rendere questo luogo così bello. Il clima temperato delle colline rasserena anche gli animi in tempesta. I cipressi e gli ulivi alternandosi ai filari di uva fanno sentire il trapasso delle stagioni un po’ meno cruento.”
Ma oggi questa pace sarà in pericolo e i campi dove la natura vorrebbe far crescere vita diventeranno i luoghi del combattimento, “Il combattimento di Calmasino“.
[Litografia "29 maggio 1848 - Combattimento di Calmasino" - Autore: Grimaldi del Poggetto, Stanislas (1825-1903), inventore; Bayot, Adolphe (1810-1866 post), litografo - Conservata a Milano (MI), presso Palazzo Moriggia | Museo del Risorgimento]
È il 29 maggio del 1848. (confronta=cfr. Piazza del Combattimento di Calmasino).
Molti, moltissimi giovani residenti nel comune ma anche nei paesi vicini sono pronti e giAi?? da qualche settimana sono accorsi a Peschiera e nelle altre localitAi?? dove cai??i??A? bisogno di supportare le truppe Sardo-Piemontesi. E tra loro ci sono il Cesco e Tullio.
Il profumo lieve che talvolta sale dal lago, oggi troverAi?? il suo opposto nell’odore acre della polvere da sparo che inaridirAi?? le narici e stordirAi?? gli occhi.
C: ai???I dise che gli austriaci sono ad un giorno di camminoai??? ai??i?? dice el Cesco ai??i??
V.T.: ai???VoHiono forzare il blocco per far arrivare rifornimenti HA soldati HAssediatiai??? ai??i?? risponde un altro giovane volontario di Pisa.
E le ciacoleai??i?? le camina piasA? veloci degli austriaci.
Nel giro di pochi minuti tutti allai??i??accampamento sono allertati, iniziano i preparativi.
Gli stivali stringono le caviglie, lai??i??uniforme di ordinanza A? una corazza per chi combatte.
Indossare lai??i??uniforme fa sentire piA? forti e qualche ordine secco del comandante tiene a bada il panico per lai??i??imminente combattimento.
Da una parte e dallai??i??altra le sensazioni sono le stesse.
PiA? solide le uniformi degli schieramenti austriaci.
PiA? motivati i reggimenti e i volontari.
Le Cinque Giornate di Milano, tra il 18 e il 22 marzo quando i milanesi guidati dai democratici Carlo Cattaneo e da Enrico Cernuschi vollero ribellarsi agli Austriaci, furono decisive per quanto poi accadde nei mesi e negli anni successivi:
ai???A MilAi??n vA?ran NA? i PAi??drA?n!ai??? era la frase che il popolo stanco, della dominazione pronunciava. [las]
E proprio nella cittAi?? della ai???Maduninaai???, dopo aspri combattimenti di strada, le forze austriache furono costrette alla ritirata, a pochi chilometri da qui, nel grande Quadrilatero formato dopo il 1815 da Verona, Peschiera del Garda, Mantova e Legnago.
Ma la frase di Milano, iniziava a girare, come portata in giro dal vento, anche nelle zone del lago di Garda e a Venezia: erano tutti pronti a ripeterla e urlarla al cielo:
ai???NoiAi??ltri no volA?mo mia parA?ni!ai???
E il sogno di essere liberi iniziava a radicarsi, a prendere forma, era un sogno molto grande che avrebbe sconvolto per sempre le sorti e i destini di molte vite e di molti territori. Un sogno che non molti anni dopo avrAi?? il suo coronamento nellai??i??UnitAi?? dai??i??Italia del 1861. PerchAi?? lai??i??Europa A? il cuore romantico del mondo e per le sue follie e i suoi valori si A? combattuto fino all’ultimo.
(LASCIARE MUSICA FINO ALLA FINE)
Ma siamo ancora al 29 maggio 1848 e di strada da fare e di sangue da versare ce ne sarAi?? ancora molto.
“Il Combattimento di Calmasino“
[MUSICA N.08 (IL COMBATTIMENTO)]
Si ingrassano i cannoni. Le armi a percussione vengono preparate a dovere.
Baionette lustre, sciabole luccicantiai??i?? sembra prepararsi un temporale dai??i??armi.
ai???Gli AUSTRIACI!ai??? e a quel grido che arriva dalla parte sud-est di Calmasino volontari e ordinari si preparano al fuoco.
Gli austriaci sconfitti un mese prima a Pastrengo, dove rimase storica la Carica dei Carabinieri a Cavallo, scorta personale di Carlo Alberto, erano decisi a riconquistare il terreno perduto ma ad attenderli, troveranno coraggio e grande determinazione.
ai???Gli AUSTRIACI!ai???
E sempre piA? forte si sentono i cavalli che avanzano e lai??i??artiglieria inizia a caricare i primi cannoni. In lontananza i primi colpi di cannone.
BUM!!!
Il comandante austriaco lancia il primo assalto.
Gli ordinari si schierano in file successive pronti a sparare al segnale.
Fuoco!
E gli austriaci guidati dal capitano a cavallo piombano sui sardo-piemontesi e lai??i??artiglieria da una parte e dallai??i??altra si mette in moto.
Assordante il colpo di cannone.
BUM!
Poi le urla dei volontari che a differenza dei soldati esaltano i propri assalti con grande spirito di sacrificio.
Sai??i??incrociano scintillando le lame delle baionette.
Lai??i??odore della polvere da sparo fa venir la nausea.
Il fumo si alza denso.
Tullio, Cesco insieme con altri volontari si contrappongono in gruppi alle truppe austriache ordinate, ma si capisce subito che il combattimento non avrAi?? esito scontato.
Con i bei cappelli dai??i??ordinanza i soldati dellai??i??Aquila Imperiale rimangono uniti e avanzano inesorabili, ma dall’altra parte c’A? un muro di uomini che ci credono, e che non arretrano.
Le orecchie soffrono per il rumore secco, assordante, degli spari, dei fucili, dellai??i??artiglieria.
Per terra i primi corpi dei morti, e dei feriti che si lamentano: il combattimento diventa di una forza disumana e bestiale.
E di nuovo i colpi dellai??i??artiglieria fanno saltare in aria anche gli uomini piA? massicci.
Tullio e Cesco combattono senza risparmiarsi, costringendo il nemico che non conosce i territori, a rifugiarsi nel fossato naturale creato dalla Bisavola.
Sentono i fucili sbattere tra loro e le baionette accendere di lampi, i campi conosciuti.
Ci si arrotola a terra per togliere la vita, a chi vuole sottrarla.
Gli austriaci spingono pesantemente sulle linee dei piemontesi, che a loro volta, cercano di avanzare.
FUOCO!
Lampi e saette, da una parte e dallai??i??altra.
Si trascinano al riparo i soldati feriti, Tullio sembra avere il coraggio di un veterano e segue un reparto che sale su un fianco della collina e da lAi?? iniziano le sparatorie piA? cruente.
In mezzo a tutto ci si aggroviglia in gruppi, a combattere per la vita.
Dopo varie ore di lotta serrata gli uomini di Carlo Alberto stringono gli austriaci in una morsa, e dopo aver ucciso il loro valoroso capitano Laimel, il combattimento prende un’altra piega, al punto che, gli austriaci iniziano a pensare di dover rimandare la resa dei conti.
Sotto il fuoco dei nostri soldati, recuperano il corpo esanime del capitano Laimel e si ritirano verso le mura di Peschiera.
Ma un combattimento per quanto vittorioso che sia, non significa vincere una guerra.
Tutto questo avveniva il 29 maggio del 1848.
(SFUMARE MUSICA)
Una settimana prima era nato Giacomo: purtroppo nonostante le mani esperte della Cila, Enrichetta giAi?? poche ore dopo il parto ha febbre alta e anche nelle ore successive e il giorno dopo, non da segni di miglioramento. Cai??i??A? molta tristezza in paese, la giovane mamma A? molto grave: si dice addirittura, che nonostante la sua forza, Enrichetta non ce la farAi??.
“La morte di Enrichetta”
E proprio il giorno dopo il Combattimento, che, seppur vittorioso, ha lasciato sul campo numerosissimi cadaveri, un altro duro colpo verrAi?? inferto a Calmasino.
[MUSICA N.04 (TULLIO ED ENRICHETTA)]
Sul letto di morte Enrichetta A? assistita dalla Cila, la sua balia premurosa, e riceve le persone che vogliono porgerle lai??i??estremo saluto.
Il marito Rinaldo, rimasto con lei tutta la notte, ora tiene in braccio il piccolo Giacomo ed esce dalla stanza.
Rimane con lei solo la Cila, la sua cara balia.
Arriva Tullio, ancora stanco e provato dal combattimento, indossa l’uniforme d’ordinanza, entra nella stanza e un fiume di lacrime che si mescolano a ricordi indelebili, lo sovrasta.
Si avvicina alla sua amata Enrichetta che posa il capo su un cuscino di fiori e la bacia per l’ultima volta.
Enrichetta non A? quasi piA? cosciente, gli sorride e con un cenno degli occhi fa avvicinare a sAi?? la sua balia, le consegna una lettera e dopo qualche ora muore. Enrichetta aveva 18 anni.
ai???Sparsa le trecce morbide
Sull’affannoso petto,
Lenta le palme, e rorida
Di morte il bianco aspetto,
Giace la pia, col tremolo
Sguardo cercando il ciel.
Cessa il compianto: unanime
S’innalza una preghiera:
Calata in su la gelida
Fronte, una man leggiera
Sulla pupilla cerula
Stende l’estremo vel.ai???
(SFUMARE MUSICA)
“Eroi a Custoza”
Dopo la morte di Enrichetta, Tullio non A? stato piA? lo stesso, era come se fosse sceso su di lui un velo di eterna malinconia.
Si A? ormai arruolato definitivamente nelle truppe piemontesi ed A? deciso a non tornare piA? a Calmasino.
Nel frattempo, gli Austriaci guidati da Radetzsky, riconquistano il Veneto: battono l’esercito pontificio a Cornuda e Vicenza, infliggono una pesante sconfitta ai reparti napoletani e toscani a Curtatone e Montanara lo stesso 29 maggio, e a Goito il 30 maggio.
Tullio partecipa a tutte le battaglie, mostrando coraggio e valore e riuscendo persino a conquistare la stima degli ufficiali grazie ad atti di eroismo al limite della follia.
Si sarebbe potuto dire osservandolo in battaglia che non temesse la morte, anzi sembrava anelare affinchAi?? la Nera Signora lo accompagnasse ad incontrare la sua amata Enrichetta.
Eai??i?? il 25 luglio, durante gli aspri combattimenti di Custoza dove il regio esercito subAi?? una pesante sconfitta, potA? finalmente raggiungere e riabbracciare la sua amata.
Ma una singola battaglia vinta o persa che sia, per quanto combattuta eroicamente, non basta ad arrestare il cammino della storia.
Dopo Custoza, il sogno della liberazione cominciA? ad offuscarsi e dopo la riconquista di milano avvenuta il 6 agosto con il successivo Armistizio di Vigevano firmato il 9 agosto dal generale Salasco, nel quale si ristabiliva il precedente confine austro-piemontese, si dovrAi?? aspettare la Seconda Guerra d’Indipendenza e poi il 1861 per arrivare alla proclamazione dell’UnitAi?? d’Italia.
“Dellai??i??amore tra Enrichetta e Tullio”
[MUSICA N.09 (LA FINE DEL RACCONTO)]
ai???Giacomino, mi perdonerai, mi accoglierAi?? il Signore se vorrAi??, ma devo dirti una cosa molto importante…ai???
ai???Ti ascolto, Cila.ai???
Giacomo ha capito che la vecchia balia A? giunta alla parte finale del suo racconto. Sa che sta per venire a conoscenza di un segreto che potrebbe turbarlo, ma vuole scoltare tutto, fino alla fine. Alla Cila A? rimasto solo un esile filo di voce.
ai???Giacomo, tua Madre Enrichetta ha avuto un unico grande amore nella sua breve vita. Il suo nome, avrai capito, era Tullio, lai??i??eroe del combattimento di Calmasino e di Custoza. Un amore vero che ha reso felice tua madre. In punto di morte, mi fece promettere di non riverlarti mai questo segreto e io ci sono riuscita per tutti questi anni, finchA? oggi, ho dovuto dirtelo: A? arrivato il mio giorno, A? arrivata la mia ora. Apri il mio comodino, troverai una lettera di tua madre nella quale ti racconta perchAi?? ha deciso di non dire nulla a tuo padre, perchAi?? ha deciso di sposare il buon Rinaldo e soprattutto quanto sia contato, in queste sue faticose decisioni, piA? di tutto, il bene assoluto che ti ha voluto. SAi??, Giacomo, tu non sei figlio di Rinaldo, tuo padre era Tullio.
Potrai pensare, perchAi?? questo A? comprensibile, che avrebbe dovuto dire la veritAi?? a tuo padre, potrai pensare che se ci fossero molte persone a sentire la storia di Enrichetta e Tullio, la maggioranza direbbe che Enrichetta ha sbagliato, altri che potessero sentire le vicende che hai ascoltato tu potrebbero pensare, invece, che ho sbagliato io a dirti, io stessa, la veritAi?? e che se fosse andata diversamente e che seai??i?? e seai??i??
Ma, tua madre allora, come io oggi, non abbiamo fatto altro che seguire il nostro istinto, e che sia stato giusto o sbagliato il momento o il modo per dirti quello che ti era dovuto, sarai tu che hai ascoltato tutto questo, a doverlo giudicare, seguendo il tuo istinto.
Quanto a me, so di essere stata una buona donna, mi sento di affrontare il giudizio di Dio con umiltAi?? e se A? pur vero che posso aver commesso degli errori, non ho mai voluto fare il male, e anzi ho dato sempre tutta me stessa per fare il bene.
La Cila, con la pelle del viso liscia nonostante i suoi novantai??i??anni, chiude gli occhi e ora A? finalmente serena. (SFUMARE MUSICA)
“Finale: lai??i??Infinito di Leopardi”
Giacomo sa che la storia che ha ascoltato A? una storia d’amore, una storia di bellezza.
Sa che non cai??i??era cattiveria nella mente e nel cuore di sua madre quando chiese di non rivelare chi fosse il suo vero padre. Non cai??i??A? stata cattiveria nella mente e nel cuore della sua adorata balia, la Cila, che anzi, proprio per il bene che voleva ad Enrichetta non ha mai tradito il giuramento fatto sul letto di morte, se non poco prima di spirare lei stessa.
[MUSICA N.04 (TULLIO ED ENRICHETTA)]
Giacomo sale la collina che porta al cimitero di Calmasino, dove la Cila gli ha detto essere sepolto il suo padre naturale.
Da qui si domina una vista che mozza il fiatoai??i?? ma, non sale di corsa, come al solito, per arrivare in cimaai??i?? e RESPIRARE a pieni polmoni: lai??i??infinito panorama con le colline, il lago, i monti della sponda Bresciana con il profilo di Napoleone dormiente, forma un autentico spettacolo.
Sale lentamente, ha ascoltato una storia che lo ha profondamente colpito ma il suo istinto, che senza dubbio ha preso dalla madre, gli dice che ha capito molte delle azioni che sono state narrate e che molte altre le capirAi?? a tempo debito.
Ne farà tesoro per il futuro: intanto ha deciso che terrà per sAi?? il segreto amore tra sua madre Enrichetta e lai??i??impavido Tullio, i suoi veri genitori che lui, in fondo non ha mai neppure conosciuto. Più tardi abbraccerAi?? suo padre Rinaldo, buon uomo, che sempre gli ha fatto sentire lai??i??affetto e il rigore inflessibile che un padre non puA? non avere se vuole crescere bene un figlio. Lo abbraccerAi?? senza dirgli nulla e lo amerAi?? ancora di piA?.
Intanto, sale lungo la strada che porta al cimitero, raccoglie delle piccole margherite selvatiche per sua madre, perchè quella era un po’ la sua anima, semplice, terrena, volitiva e poi un grappolo d’uva per suo padre, spirito guascone, poetico e audace. Vuole rendere onore a suo padre indomabile nel combattimento di Calmasino, morto da eroe a Custoza.
Entra nel cimitero e si inginocchia di fronte alla tomba nella quale sono conservati i resti del padre, appoggia il grappolo d’uva e lo benedice per il suo coraggio che spera anche lui di avere. Poi si alza e voltandosi, vede esattamente di fronte a sAi??, la piccola cappella nella quale la madre Enrichetta riposa in pace. Si avvicina ed appoggia sulla tomba le margherite bianche come a voler formare un letto di passione e inginocchiandosi devoto pone entrambe le sue mani sul sepolcro.
Resta in raccoglimento per qualche minuto, poi si avvicina sul promontorio che domina il basso lago di Garda. Il sole è ancora alto nel cielo. Con l’anima carica di immagini che non ha mai visto, ricorda la poesia preferita da sua madre, quella poesia che l’adorata Cila, gli faceva ripetere fin da piccolo.
E mentre la storia prosegue il suo corso e la vita sorprende ogni volta, Giacomo… come invaso da una discreta presunzione che lo vorrebbe legato, anche un solo istante, un ultimo istante a sua Madre Enrichetta, al suo unico vero amore Tullio, eroe del combattimento di Calmasino e di Custoza e con gli occhi socchiusi dalla sua bocca escono le parole di quel poeta tanto amato, quelle parole cariche di una poesia… infinita…
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte, il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella,
e sovrumani silenzi, e profondissima quiete,
io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. E
come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando:
e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così
tra questa immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
(SFUMARE…)
[MUSICA n.10 FINALE]




